A Mani Nude


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Del portare e del viziare

 

In occasione degli incontri e dei corsi sul babywearing che teniamo come Educatrici del portare Bimbinfascia, accade spesso di trovarsi in compagnia di tante mamme che sono interessate all’argomento e di certo si sono già informate sui benefici del babywearing, tanche che a volte sembra persino superfluo parlare diffusamente di quanto sia importante portare i bambini. Voglio però prevenire una delle domande che potrebbero venirci poste e che rappresenta forse lo spauracchio di tutte le donne che si accingono a usare fascia, mei tai o altri supporti che garantiscano un alto contatto:

il mio bambino si vizierà se lo porto in fascia?

Per rispondere devo necessariamente premettere in tutta onestà che, senza ombra di dubbio, il bambino preferisce essere portato rispetto all’essere trasportato con un passeggino, soprattutto quando è molto piccolo o quando è nel pieno del periodo dell’ansia da separazione. Ma questo non significa che preferisca l’alto contatto perché l’abbiamo abituato a esso: lo preferisce per natura!

Infatti, se è senz’altro vero che il neonato cerca il ritmico movimento che nessuna carrozzina, ovetto, altalena o sdraietta possono replicare, e che le braccia della mamma sono sempre più profumate, più calde e più sicure, dobbiamo ricordare soprattutto che i nostri antenati (e anche molti uomini contemporanei che risiedono in altri Paesi) avevano bisogno di tenere sempre appresso i propri bambini come misura di sicurezza. Come possiamo pensare che questa necessità e la particolare sensazione di pericolo imminente che assale i nostri cuccioli umani quando vengono lasciati da soli non si sia incamerata nei nostri comportamenti innati, entrando a far parte di quella serie di comportamenti trasmessi geneticamente?

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Madre Inuit porta il proprio bambino in un “amauti”. Foto tratta da “Beloved burden”, I.C. van Hout

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Bimbo africano portato in un “pagne”. Foto tratta da “fasceportabebe.com”.

Il passaggio dallo stare in braccio allo stare in fascia/mei tai/poedeagi (e chi più ne ha più ne metta) deve essere stato poi breve: i bambini umani non sanno stare aggrappati al corpo come fanno i cuccioli di scimmia, perciò tenere in braccio un bambino occupa almeno una delle mani. Ma gli spostamenti, la raccolta di cibo, la costruzione di strumenti e la preparazione delle cose erano compiti che dovevano essere svolti, e spesso per farli di mani ne occorrevano due… ed ecco che è comparso il tessuto per dare supporto al piccolo e legarlo al corpo della madre, in modo che ella possa portarlo dappertutto, fargli vedere ogni cosa che lei fa, permettergli di sentire ogni cosa che dice e ogni rumore che lei stessa ascolta.

Essere portato abitua pertanto il bambino ad essere al centro delle attività, non al centro dell’attenzione!

È questo, secondo me, il modo migliore per insegnargli che lui fa parte del mondo e che il mondo si muove con lui…

 

Alice


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La farmacia della mamma che allatta

Fortunatamente in questi ultimi anni si sta facendo molto per sensibilizzare la collettività sull’importanza dell’allattamento al seno e molte persone vengono a conoscenza di ricerche e dati che confermano i benefici che il latte materno ha sui neonati (come se ci fosse bisogno di dimostrarlo… ma va be’).

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Quello che forse non tutti sanno è che il latte materno può sostituire egregiamente alcuni preparati farmaceutici spesso acquistati per banali infezioni o disturbi, talvolta superandoli in efficacia: il latte umano infatti è sterile, antibatterico e rappresenta un buon antivirale contro alcuni virus.

Tali effetti si verificano grazie alla presenza di fattori antiinfettivi, antiinfiammatori, immunomodulatori e immunostimolanti. Il latte contiene difatti elevate quantità di leucociti (le cellule deputate a “difendere” il corpo dall’attacco dei patogeni), citochine, fattori del complemento e antigeni già pronti per essere riconosciuti dal sistema immunitario; tra gli anticorpi compaiono numerose le immunoglobuline IgA, che impediscono ai microorganismi di aderire alle mucose e hanno funzioni antiinfiammatorie.

Queste proprietà fanno di esso un ottimo disinfettante non solo per i capezzoli stessi, che lo ricevono come balsamo se infiammati o con ragadi, ma anche se spremuto su graffi, tagli o escoriazioni, dei quali velocizza anche la cicatrizzazione – grazie alla nutrita schiera di nucleotidi che stimolano la riparazione di tessuti e mucose; ha il medesimo effetto sulle vescichette provocate dall’herpes labiale. Non c’è crema migliore (né più conveniente) del latte della mamma contro le irritazioni da pannolino, gli eczemi, la crosta lattea, ma anche per lenire il fastidio delle scottature e velocizzarne guarigione e riepitelizzazione. È utile anche per far passare il prurito e l’infiammazione in caso di punture di insetto.

Quando è necessario effettuare il lavaggio del naso lo si può fare con il latte materno piuttosto che con la soluzione salina in commercio, e anzi questa è una pratica raccomandata da alcuni otorinolaringoiatri italiani.

Qualche goccia di latte negli occhi soggetti a congiuntivite serve sia come prevenzione che come cura, e lo stesso dicasi per le orecchie: due o tre gocce di latte più volte al giorno riescono a curare le otiti, anche negli adulti.

Infine si è osservato sperimentalmente che irrorare latte umano sulle verruche riesce a farle sparire nell’80% dei casi, e che l’applicazione del latte su ferite infette ha avuto migliori risultati rispetto a pomate e altri preparati disinfettanti per uso topico. Quest’azione è resa possibile da proteine quali la lattoferrina, presente in grande quantità, che ha proprietà batteriostatiche e in parte battericide, e la lattoalbumina. Altre proteine importanti sono la lattoderina, la quale inibisce la replicazione virale di tutti i ceppi di rotavirus e di altri enterovirus (ecco perché è una grande sciocchezza interrompere l’allattamento materno in caso di infezioni gastrointestinali del bambino), e la mucina,  che protegge dalle infezioni da Escherichia Coli fimbriati.

Care mamme, ora che lo sapete, ricordate, applicate e diffondete queste informazioni per rendere tutti sempre più consapevoli dei vantaggi dell’allattamento, anche dal punto di vista pratico!
Alice


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Conciliare lavoro e allattamento

12Oggigiorno una delle più diffuse cause di abbandono precoce dell’allattamento è la ripresa dell’attività professionale, ma lavorare e continuare ad allattare è possibile!

È evidente che sarà più facile conciliare lavoro e poppate se le circostanze sono favorevoli, per esempio se la madre può rientrare quando il bambino è più grande, o se lo può portare sul luogo di lavoro oppure se viene concesso dall’azienda di allestire un luogo pulito per allattare e estrarre il latte; tuttavia è importante capire che, con la giusta informazione, anche in circostanze meno favorevoli è possibile continuare l’allattamento.

A volte si ha paura che il latte diminuisca sino a esaurirsi, ma bisogna ricordare che finché c’è un bimbo che succhia al seno, il corpo della mamma continua a produrre latte e di solito i bimbi fanno poppate frequenti nei momenti in cui la mamma c’è, intensificando la richiesta.

Se la mamma riprende l’attività quando il bimbo è molto piccolo, per garantire una produzione sempre adeguata alle sue esigenze potrà estrarre il latte con la spremitura manuale o con un tiralatte.

ESTRAZIONE DEL LATTE MATERNO

Se stai allattando in modo esclusivo e desideri continuare, la produzione di latte deve poter soddisfare tutto il fabbisogno del bambino anche durante la tua assenza. È importante quindi iniziare preventivamente l’estrazione del latte per organizzarsi delle scorte che, seguendo indicazioni igieniche precise, possono essere conservate per un lungo periodo.

Un buon momento per dedicarsi all’estrazione è la mattina, momento in cui si è maggiormente riposate.

Spesso viene dato il suggerimento di estrarre il latte immediatamente dopo la poppata, ma questa strategia potrebbe non essere così efficace perché il latte, pur continuando a prodursi, scende a goccia a goccia, senza zampillare: l’estrazione richiede allora molto più tempo per uno scarso risultato, rischiando di far scoraggiare la mamma.

Per fare scorte di latte è consigliato estrarre almeno mezz’ora dopo il termine della poppata, perché in questo intervallo si possono sfruttare a proprio vantaggio i naturali rialzi dei livelli di prolattina innescati dalla stimolazione della suzione.

Idealmente il ritmo delle estrazioni dovrebbe seguire quello delle poppate del bambino: a ogni poppata “mancata” dovrebbe corrispondere un’estrazione.

Nella realtà questo è quasi impossibile, non solo per l’organizzazione degli orari di lavoro ma anche perché estrarre il latte con le mani o con un ausilio è in ogni caso impegnativo e non gratificante quanto allattare un bambino.

Per mantenere una buona produzione estrai ogni tre ore /tre ore e mezzo circa. Quando hai poco tempo ricorda che anche brevi sedute di cinque minuti sono comunque meglio che saltarle completamente.

Riassumendo: quando estrarre il latte?

  • La mattina un’ora prima del risveglio del bambino.

  • Durante le pause allattamento al lavoro.

  • Se la tua situazione te lo permette, mezz’ora dopo la poppata offerta e quindi appena sei arrivata al lavoro.

  • Immediatamente dopo la poppata solo se il bambino non ha rimosso tutto il latte e senti che il seno non si è completamente ammorbidito (può accadere la mattina o dopo i fine settimana a casa con il bambino).

  • Se hai la necessità di aumentare le scorte di latte puoi fare anche due estrazioni la mattina presto, a distanza di un’ora l’una dall’altra, sfruttando così il momento che segue il riposo notturno e la maggior abbondanza di latte. Questa doppia estrazione è possibile quando usufruisci, ad esempio, dell’ora di permesso allattamento entrando al lavoro un’ora più tardi.

FONTE: “Lavoro e allatto”, Tiziana Catanzani, Bonomi Editore, ed. 2012


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Allattamento e lavoro: cosa dice la legge?

In occasione delle celebrazioni per la settimana mondiale dell’allattamento materno, il cui tema è “Allattamento e lavoro: mettiamoci al lavoro!”, inseriamo anche nel nostro blog questo utile testo, che abbiamo preparato per la nostra mostra fotografica “Storie di latte”, con l’auspicio che possa servire a tutte le donne lavoratrici che lo consulteranno per essere consapevoli dei diritti che il legislatore ha pensato per loro quando allattano.

La maternità è un evento della vita familiare tutelato dalla Costituzione, che all’art. 37 così recita:

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.


Sulla base di quanto previsto dalla carta costituzionale, il legislatore ha previsto una serie di norme a tutela della maternità, ed anche della paternità: oltre al congedo di maternità, cioè un periodo di astensione obbligatoria, e al congedo parentale facoltativo, la legge contempla la possibilità di fruire di congedi per malattia del bambino e riconosce alla madre la possibilità di prendersi cura del neonato durante il primo anno di vita, attraverso dei piccoli, ma quotidiani, permessi di lavoro, ossia i riposi orari giornalieri per allattamento.


L’art. 39 del Decreto Legislativo n. 151 del 2001, “Testo unico delle disposizioni legislativa in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”, prevede i “riposi giornalieri della madre” (comunemente detti “riposi per allattamento”).

UN PO’ DI BUROCRAZIA: I RIPOSI PER ALLATTAMENTO

COSA SONO?

Sono due periodi di riposo, anche cumulabili durante la giornata, che il datore di lavoro deve concedere alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino.

I periodi di riposo sono considerati ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro.

A CHI SPETTANO?

Hanno diritto ai riposi per allattamento solo le lavoratrici/lavoratori dipendenti (…) a condizione che per tutto il periodo richiesto abbiano un valido rapporto di lavoro in corso e che il minore sia vivente.

QUANDO SPETTA?

La lavoratrice/il lavoratore dipendente fino all’anno di vita del bambino (nel caso di adozioni o affidamento, entro un anno dalla data di ingresso del minore in famiglia) ha diritto a:

  • 2 ore al giorno di riposo per allattamento se l’orario di lavoro è pari o superiore alle 6 ore giornaliere;

  • 1 ora al giorno di riposo per allattamento se l’orario stesso è inferiore alle 6 ore;

I riposi per allattamento si raddoppiano nei casi di adozione o affidamento di 2 o più bambini, anche non fratelli, entrati in famiglia anche in date diverse, o di parto gemellare o plurimo.

QUANTO SPETTA?

Spetta una indennità INPS pari all’ammontare dell’intera retribuzione.

COME PROCEDERE?

La domanda, per lavoratrici/lavoratori dipendenti, deve essere consegnata prima dell’inizio del periodo di riposo per allattamento richiesto: direttamente ed esclusivamente al datore di lavoro per le lavoratrici, oppure sia alla Sede INPS di appartenenza che al proprio datore di lavoro per i lavoratori.


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Storie di latte

Ieri sera, al termine dell’incontro “Allatto e lavoro… Lavoro e allatto” organizzato dalle ostetriche del Consultorio Familiare, con un pizzico di emozione abbiamo inaugurato la mostra fotografica sull’allattamento e il babywearing allestita presso la biblioteca civica di Jesolo.

Personalmente ho provato una grande soddisfazione nel vedere l’interesse delle mamme presenti e un certo orgoglio nel notare le ostetriche che annuivano alle mie affermazioni, e la cosa più appagante è stata l’osservare le espressioni colpite delle persone che hanno seguito le spiegazioni della mostra pur non essendo coinvolte o informate sull’argomento. Anche se sono ben consapevole del fatto che gli scatti sono molto lontani dall’essere tecnicamente perfetti dal punto di vista fotografico, sono certa che il messaggio che volevamo far passare attraverso il nostro “percorso per immagini” è arrivato dritto agli occhi e alle menti degli osservatori: essere mamme e essere ottime professioniste è possibile, le donne lo sanno fare egregiamente.

Approfitto per ringraziare ancora tutte le mamme che mi hanno concesso di ritrarle e di raccontare la loro storia di latte. Non voglio dirvi come si chiamano perché non tutte sono d’accordo riguardo al rendere pubblico il loro nome, ma sono certa che sappiano che il mio profondo e riconoscente “grazie” è proprio per loro.

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Insieme alle meravigliose donne e ai bellissimi bambini che mi hanno lasciata curiosare nelle loro vite attraverso l’obiettivo sono grata anche ai luoghi che mi sono stati messi a disposizione: dalle case di ognuna di noi, all’hotel Madison di Jesolo Lido, per finire allo studio di tatuaggi Only Ink di San Donà di Piave.

Un sentito ringraziamento va ai nostri sostenitori, che affiancando il patrocinio e gli aiuti forniti dal Comune di Jesolo hanno permesso la concreta realizzazione del nostro progetto: Erboristeria Centrale, Terra Nostra Bio e Tilde.

Infine ringraziamo ancora una volta a Maria Cristina De Stefani, preziosa alleata e caparbia consigliera in tutte le fasi dell’organizzazione e dell’allestimento, Giulia Fasan e i loro colleghi che lavorano presso la Biblioteca (un particolare grazie a Gianluca e a Filippo, che hanno pazientemente montato griglie e catenelle assecondando le nostre esigenze espositive!); un grande grazie è rivolto poi all’Assessore Ennio dott. Valiante, il quale era presente anche alla stessa inaugurazione.

P.S.: Abbiamo notato che molte mamme e nonne si sono soffermate sul testo che si trova alla fine della mostra, riguardante l’estrazione e la conservazione del latte materno e la situazione legislativa che tutela l’allattamento in Italia: dal momento che sono consigli lunghi ma utili abbiamo pensato di inserirli anche qui nel blog, quindi seguiteci perché i post dei prossimi giorni li riporteranno in versione integrale.

Alice


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Ingorgo? Col cavolo!

L’allattamento al seno è una meravigliosa pratica di salute, amore e benessere: viverlo con serenità è di certo l’obiettivo di ogni famiglia. Purtroppo a volte la nutrice si trova ad affrontare dei piccoli problemi che rendono difficile o doloroso l’allattare, e tra questi sono piuttosto comuni l’ingorgo e i dotti ostruiti.

L’ingorgo è una congestione della mammella che può riguardare tutta la ghiandola oppure solo uno o più quadranti, causata di solito da una produzione di latte in quantità maggiore o con ritmo più veloce rispetto alla quantità che viene rimossa attraverso la suzione. Un seno ingorgato si riconosce per l’aumento di volume, la comparsa di arrossamenti e di vene in rilievo, la presenza di congestione linfatica e vascolare ed edema interstiziale. La mammella diventa dura, dolente, gonfia, calda, con pelle tirata e “lucida”, e questo gonfiore non permette la fuoriuscita del latte, ma non c’è febbre. Se il latte non viene rimosso attraverso una suzione adeguata, gli alveoli che lo contengono si allungano e possono arrivare persino a rompersi, causando difficoltà alla circolazione sanguigna capillare che, a sua volta, provoca la perdita di fluidi che aumentano l’edema. Questa condizione è da tenere sotto controllo e da risolvere al più presto, perché “la pressione e la congestione ostruiscono il drenaggio linfatico dei seni, causando la stagnazione del sistema che elimina tossine, batteri e pezzi consumati di cellule dal seno, predisponendo quindi il seno alla mastite sia infiammatoria sia infettiva” (cit. dal sito de La Leche League).

Il dotto ostruito, invece, si caratterizza per il fatto che non interessa l’intera mammella o una sua ampia parte, bensì solo una zona circoscritta del seno, che risulta simile a un nodulo indurito e talvolta arrossato mentre il resto della mammella è morbido e il latte esce, segno che gli altri dotti sono liberi. Anche in questo caso non compare febbre, ma è necessario risolvere al più presto la situazione per evitare che degeneri in mastite.

Premettendo che, come gruppo di sostegno del MAMI, noi di “A Mani Nude” consigliamo sempre di chiedere al più presto un consulto a persone competenti per individuare e risolvere un problema del seno in allattamento, vogliamo dare alcuni consigli per affrontare queste situazioni allorché la mamma sappia riconoscerle e aggiungere un suggerimento pratico che è di stampo casalingo ma che aiuta moltissimo a risolvere questi problemi… e a capire il senso del titolo ironico che abbiamo scelto per questo post!

In presenza di ingorgo o di zone doloranti e congestionate del seno si può agire su più fronti: in primis, è necessario che la mamma riposi il più possibile e che il bambino venga tenuto in ambiente familiare, sena stimoli troppo forti che possano distrarlo o disturbarlo in modo che possa succhiare il latte più frequentemente ed efficacemente possibile. L’ideale sarebbe praticare il contatto pelle a pelle. Se il seno è tanto ingorgato e il piccolo fatica ad attaccarsi è possibile effettuare la pressione ammorbidente invertita per ammorbidire l’areola e far rientrare almeno un po’ nel sistema linfatico i liquidi riversatisi tra i tessuti: questa tecnica consiste nel posizionare le punte delle dita attorno al capezzolo, premere verso l’interno e tener premuto per almeno un minuto e poi ruotare la posizione dei polpastrelli fino a sentire tutta l’areola morbida (per comprendere meglio potete consultare questo documento de La Leche League, disponibile in rete sul sito dell’aicpam). Utili per diminuire congestione e gonfiore sono poi gli impacchi freddi tra una poppata e l’altra, a cui aggiungere eventualmente, se gradite, delle spugnature calde SOLO prima della poppata allo scopo di facilitare l’afflusso di latte.

Nel caso in cui si soffra di dotto ostruito si possono applicare impacchi freddi e caldi con lo stesso criterio e, in aggiunta a ciò, massaggiare la zona dolente per sbloccare il latte condensato. Importantissimo è continuare ad allattare anche se si prova dolore o malessere: il modo migliore per risolvere il problema è proprio drenare il seno. Per quanto riguarda la posizione d’allattamento, in genere si raccomanda di sistemare il bambino in modo che il suo mento sia rivolto verso la zona ostruita.

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Cavolo verza (Brassica oleracea sabauda)

Veniamo ora al rimedio della nonna che si dimostra sempre tanto efficace:  per accelerare la guarigione e diminuire l’infiammazione del seno in questi casi è di grande aiuto applicare foglie fredde di cavolo e cambiarle ogni due ore circa, o quando la foglia risulta appassita e calda. Allo scopo possono essere usate sia le foglie di cavolo verza (Brassica oleracea, var. sabauda) – che alcune donne riferiscono essere più efficace -, sia le foglie di cavolo cappuccio (Brassica oleracea, var. capitata).

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Cavolo cappuccio (Brassica oleracea capitata)

Per esplicare la propria azione decongestionante la foglia deve essere raffreddata in frigo o in congelatore, schiacciata con un matterello per romperne le nervature e applicata sulla pelle del seno.

Questo rimedio risulta utile per quelle donne che hanno un’elevata velocità di produzione o soffrono di iperproduzione: a scopo preventivo esse lo applicano appena cominciano a sentire un po’ di malessere o dolore al seno, perché il cavolo ha come effetto secondario quello di ridurre leggermente la produzione.

Alice, peer counsellor in allattamento materno


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La top four dell’autosvezzamento: consigli e recensioni

Ecco le nostre letture consigliate in merito all’alimentazione complementare a richiesta alias autosvezzamento, con una breve recensione per ogni testo.

 w la pappa-cop. “W LA PAPPA!” Paola Negri, Ed. Urra, 15€

Questo libro è un vero e proprio manuale di educazione alimentare per tutta la famiglia. E’ suddiviso in tre parti: la prima dà indicazioni teoriche e pratiche per passare da un’alimentazione lattea a quella solida vivendo nel migliore dei modi questo momento per molti genitori un po’ burrascoso. La seconda parte ci invita a riflettere sulle implicazioni etiche, salutari ed ecologiche delle nostre scelte alimentari. L’ultima parte è un ricettario ricco e ben studiato con ricette collaudate dalla stessa scrittrice.

Per avere una recensione più dettagliata di questo libro, vi rimandiamo al nostro post.(lo trovate qui)

Paola Negri vive a Romola (FI) con il marito e i tre figli. Laureata in Scienze Forestali, ha iniziato ad occuparsi di allattamento dalla nascita del primo bambino, avvenuta nel 1996, entrando a far parte come consulente volontaria dell’associazione La Leche League Italia, attività proseguita fino al 2004. L’interesse per l’allattamento è cresciuto negli anni fino al conseguimento del diploma di consulente professionale IBCLC, nel 2002. Oggi lavora a contatto con le mamme e nella formazione specifica rivolta a operatori sanitari all’interno dell’associazione culturale “Insieme Allattiamo”, di cui è socia fondatrice. Si occupa attivamente di tematiche inerenti alla protezione dell’allattamento e di alimentazione infantile all’interno dell’associazione di volontariato IBFAN Italia, di cui è vice-presidente. (biografia da Macrolibrarsi)

 piermarini-cope “IO MI SVEZZO DA SOLO!”, Lucio Piermarini, ed. Bonomi editore, 14,90€

E’ un piacevole ed ironico dialogo tra un pediatra e due ansiosissimi genitori per spiegare, con semplicità, le modalità dell’autosvezzamento indugiando e rispondendo ai dubbi più comuni.

Lucio Piermarini è nato a Terni nel 1947. Dopo aver lavorato come pediatra ospedaliero, da circa vent’anni si occupa di formazione delle future mamme nell’ambito dei corsi di preparazione alla nascita presso il Consultorio “Città Giardino” di Terni.

Scrive sulla rivista per genitori Un pediatra per amico (UPPA) e ha pubblicato articoli originali sullo svezzamento su riviste scientifiche pediatriche.(biografia Macrolibrarsi)

 lascia che-gill “LASCIA CHE IL TUO BIMBO SI SVEZZI DA SOLO” , Gill Rapley e Tracey Murkett, ed. Gribaudo, 14,90€

Ricco e completo manuale che spiega con note pratiche e riferimenti bibliografici la pratica dell’autosvezzamento. Si sofferma anche a spiegare le insidie dello svezzamento col cucchiaio, facendoci riflettere sull’importanza del lasciare autonomia e libertà al nostro bimbo, talvolta lasciandoci guidare da lui.

Se volete più informazioni sulle autrici potete consultare questo sito

 341-La-pappa-e-facile “LA PAPPA E’ FACILE!” Giorgia Cozza, Maria F. Agnelli, ed. il leone verde, 9,00€

E’ una piccola guida, simpatica ed illustrata per ripassare e rinforzare la pratica, già acquisita almeno in teoria, dell’autosvezzamento.

Giorgia Cozza, giornalista comasca, collabora a varie riviste specializzate occupandosi di gravidanza, allattamento al seno, psicologia e salute della mamma e del bambino.

 Isabella